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festacv2018FESTA DELLA COMUNITA' CAPOVERDIANA
La solennità della Madonna del Rosario, al Centro capoverdiano di Via Sicilia in Roma, è una delle feste più sentite e partecipate. In questa ricorrenza il pensiero nostalgico dei nostri immigrati ritorna alla propria Isola dove ogni comunità celebra questa solennità con una ricca Liturgia ed una gioiosa partecipazione di popolo, come le feste “paesane” di tanti anni fa qui in Italia. Ricordi che riempiono il cuore di nostalgia, ma contemporaneamente elevano l’animo e richiamano all’unità di quei valori evangelici che ricevuti si sente il dovere di trasmettere alle generazioni future.
E così anche quest’anno domenica 7 ottobre, in Via Sicilia si è celebrata con grande solennità la festa della Madonna del Rosario.
L’appuntamento era alle ore 16,30 in Chiesa per la recita del santo rosario, seguito dalla Celebrazione Eucaristica, presieduta dal cardinale di Capoverde, Sua Em. Orlindo Furtado e da molti altri sacerdoti, tra i quali anche orionini. Nell’omelia il cardinale ha messo l’accento soprattutto sulla fedeltà e l’integrità della famiglia oggi così frantumata, sull’attenzione e l’educazione dei figli che sono il nostro futuro, sottolineando anche che la fedeltà riguarda ogni singola persona che voglia vivere e trasmettere quei valori cristiani che rendono la società più a misura d’uomo. Ha espresso la gioia di poter celebrare questa Liturgia, tanto cara ai capoverdiani, affidando alla Madonna questa comunità e le necessità di ciascuno. 
Al termine della S. Messa Helena a nome della comunità ha ringraziato il Cardinale per la sua presenza, don Pierpaolo, quale responsabile degli immigrati per la diocesi di Roma, i sacerdoti che hanno presieduto la Liturgia, i rappresentanti dell’ambasciata capoverdiana, Antonella e con lei il Movimento Tra Noi, tutti coloro che hanno partecipato e tutti coloro che hanno contribuito a rendere questa Celebrazione una presenza viva di Chiesa e di unità.
Don Pierpaolo, nel ringraziare ha incoraggiato questa comunità invitandola ad essere una presenza significativa nella città di Roma e una testimonianza gioiosa, come sanno fare i capoverdiani, della fede cristiana alla quale non si deve mai rinunciare.
Nel saluto Antonella ha sottolineato la presenza del Movimento invitando a vivere il carisma dell’accoglienza nel quotidiano e soprattutto in questo anno “la gioia del sentirsi amati”, tema formativo del nostro anno sociale; quindi ha ringraziato la comunità capoverdiana per questa testimonianza di solidarietà e di unità che sempre sa dimostrare. Al termine della S. Messa, la solenne processione con la statua della Madonna tra le Vie adiacenti al Centro, ha concluso questa Celebrazione. Infine nel salone, gustando i buoni prodotti capoverdiani, si è vissuto un momento di gioiosa fraternità. •
D.G.

VACANZE... RELAX... FRATERNITÀ… FORMAZIONE…
Per mixare tutto ciò, membri e simpatizzanti del Tra Noi, ci siamo ritrovati nella “Villa San Biagio” a Fano per una settimana di formazione che, dal 19 al 26 agosto, ci ha fatto riflettere sull’impegno di una vita coerente con la nostra Fede ed il nostro Carisma, scoprendo la bellezza della natura nell’armonia del creato.
Il ritrovarci giornalmente a lodare il Padre ed a celebrare l’Eucaristia, guidati dal nostro assistente spirituale don Attilio Riva, ci ha dato uno stimolo maggiore per sentirci una comunità accogliente dei valori dell’altro, creando relazioni di fiducia e trasmettendo speranza emancipativa. Ciò ha favorito lo scambio di esperienze, accrescendo il nostro coraggio e l’entusiasmo nell’annunciare il Vangelo, come risposta d’amore a Dio, con la testimonianza della nostra vita nell’impegno quotidiano di accogliere il sacrificio di Gesù che muore per la salvezza di tutti noi.
Per sviluppare il tema: “LA GIOIA DI SENTIRSI AMATI” i relatori ci hanno introdotti nel mondo della Gioia, dell’Amore, della Morte e del Tempo.
La visione del film “Collateral Beauty” dove Amore, Tempo e Morte si intrecciano, ci ha presentato un protagonista alla ricerca di se stesso per dare un senso alla propria vita, dopo aver subito una grave perdita. Non ha più alcun interesse per la vita che conduceva finché inizia a comprendere che anche il dolore più grande può rivelare momenti significativi e quindi la necessità di accogliere la bellezza della vita nonostante le tragedie.
Don Pietro Sacchi, con il mito di Orfeo ed Euridice, ci ha presentato la storia di due sposi che cercano di superare il confine tra la vita e la morte. Un inno all’amore che non si arrende mai e non conosce ostacoli, all’amore eterno che dura per sempre, anche dopo la morte, agli inferi dove Orfeo può voltarsi a guardare la sua Euridice senza più perderla.fano2018
La storia che inizialmente sembrava cantare il trionfo dell’amore e della gioia sulla morte, in realtà finisce con il trionfo della morte sull’amore e sulla gioia.
Gioia che nelle “Nozze di Cana” si identifica con la straordinaria abbondanza e pregevole qualità del vino donato dallo sposo; il vino rappresenta l’amore degli sposi ed è un elemento indispensabile nelle nozze perché esprime la vitalità e l’ebbrezza del rapporto. Si è di fronte ad un matrimonio in cui manca il vino, quindi manca la gioia. In questo banchetto nuziale Cristo è lo sposo che offre il Suo vino, simbolo dell’amore sponsale e del dialogo d’amore tra Lui ed il Suo popolo; se nella nostra vita manca il vino, manca la gioia ed andiamo incontro all’amarezza ed all’insoddisfazione. Prendendo lo spunto dai Vangeli di Lc (1,26-38) - Lc (2,1-14) - Mt (25,14- 15.19-21) e Gv (15,9-17) don Attilio ha trattato il tema: “Attraverso il Vangelo, Dio ci chiama ad aprirci alla gioia”.
Entrando da Maria l’angelo Gabriele disse: ”Rallegrati, piena di Grazia: il Signore è con te”. Vuol dire apriti alla gioia come una porta si apre al sole; Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio, viene e porta una promessa di felicità. Quindi calore, allegria che non devono distrarci dall’essere attenti custodi di questa gioia e come i pastori, nella santa notte, dobbiamo essere disponibili, aperti alla novità e con un cuore pronto a stupirsi per l’opportunità di un incontro. Con la certezza di essere amati dal Signore, che non è un padrone da temere poiché ci considera amici al punto di morire per noi, il timore diventa una forma di gioia che dà un senso alla nostra vita. La gioia è l’autentico stato d’animo del cristiano e poggia sulla consapevolezza di essere amati ancora prima che amare.L’amore vero è un dono libero, un dono di sé all’altro, non conosce l’egoismo e bisogna costruirlo con un cammino che non finisce mai. Con la parola Amore si può intendere un’ampia varietà di sentimenti ed atteggiamenti di cui ha parlato Samuel Intrigilla. 
Emotività, sensibilità,entusiasmo, incertezza, istintività, gioia, tenerezza, coinvolgono la persona in tutte le dimensioni (biologica, psico-affettiva, trascendente). Nella vita di coppia è importante la compartecipazione all’essere dell’altro, ossia la capacità di mettere in comune tutti gli aspetti della vita, mantenendo sempre la propria identità ed accettandosi con pregi e difetti. Gli sposi che celebrano il sacramento del matrimonio promettono di amarsi come Cristo ama la Chiesa, sua sposa.
“Sweet November”, film drammatico - sentimentale ci ha fatto riflettere sull’uso del tempo che abbiamo nella vita.
Per il protagonista il tempo è denaro, per la protagonista il tempo è vita; lei non ha tempo perché ammalata di cancro.
La malattia, in questo caso, induce a scegliere i valori per cui si vuole vivere e lottare fino alla morte.
Secondo il senso profondo della logica cristiana, Antonio Catarinella ci ha ricordato che bisogna distinguere la morte del corpo da quella dello spirito.
Gesù dice “Io sono la Risurrezione e la vita , chi crede in me anche se è morto vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. Con questa certezza siamo chiamati a prepararci al momento del passaggio alla vita eterna, vivendo il nostro tempo con il ricordo (non il rimpianto) del passato e lo sguardo proteso verso il futuro. 
Ed in che modo viviamo il nostro tempo? Cos’è il tempo? La presidente Stefania Rossi, lo ha presentato secondo la scienza, la filosofia e la religione. Comunque il tempo è uno degli elementi in cui è immerso l’uomo e che lo stesso uomo può gestire; è una dimensione vincolante all’interno della quale possiamo muoverci con relativa libertà. 
Non dobbiamo dimenticare che “il tempo” è un dono d’amore e va vissuto nella gioia. Nell’incontro conclusivo, con una breve ed approfondita sintesi, la presidente onoraria Antonella Simonetta ha coordinato magistralmente le tematiche trattate, evidenziando alcuni aspetti da approfondire nei prossimi incontri di formazione. Nel successivo dibattito si è parlato delle problematiche giovanili ed è emerso che una generazione da sola non va da nessuna parte, per cui bisogna trasmettere alle generazioni future valori trasformabili. È necessario ascoltare e comunicare con tenerezza perché la buona comunicazione facilita le relazioni.
Un pomeriggio di questa bellissima settimana lo abbiamo trascorso con le “Piccole suore missionarie della carità” che esercitano il loro apostolato con ragazze portatrici di disabilità, abbracciando ogni sofferenza e riscoprendo la bellezza e la dignità delle persone o meglio delle “nostre perle” come amava chiamarle Don Orione. Portiamo nel cuore gli abbracci, i sorrisi e le sofferenze di queste “perle”… •
Antonella & Rocco

In preparazione al Sinodo I giovani incontrano il Papa
L’esperienza dei partecipanti.
Un giorno potremo dire ai nostri figli: 
IO C'ERO
È questa la frase che ha concluso ma non chiusa l’esperienza di alcuni ragazzi della nostra Diocesi a Roma. I ragazzi della parrocchia San Mauro di Lavello e della parrocchia Santa Maria delle Grazie di Barile l’11e il 12 agosto 2018 erano lì in mezzo a tantissimi altri giovani per dire a papa Francesco: anche noi siamo qui per “camminare insieme” verso un futuro nuovo e più giovane della nostra Chiesa.
Già qualche giorno prima noi ragazzi siamo arrivati a Roma e siamo stati aiutati a vivere in pieno questo evento dai responsabili del Movimento ‘Tra Noi - Giovani” fondato da Don Sebastiano Plutino. Abbiamo vissuto un bellissimo tempo di preparazione, prima di tutto sulle orme di Maria, pellegrinando tra le chiese a lei dedicate e facendoci comprendere il suo “SI” incondizionato e senza nessun timore a tutto ciò che Dio Padre le chiedeva, quello stesso SI’ a cui tutti noi siamo chiamati a vivere se davvero qualcosa vogliamo cambiare; e poi pellegrinando sulle orme di San Paolo visitando non solo i luoghi a lui dedicati ma facendoci respirare la grande forza di quest’uomo che ha abbandonato le sue pseudo certezze per vivere in pieno la vera fede in Cristo risorto.
Che bello poi l’incontro con don Attilio Riva, che ricordiamo con tanto affetto, il quale ci ha aiutati, attraverso riflessioni domande e discussioni, a comprendere il vero significato del pre-Sinodo. È stato davvero un momento importante perché ognuno di noi ha avuto modo di potersi guardare dentro e capire veramente che cosa eravamo venuti a fare. Abbiamo compreso che anche noi dalle nostre piccole realtà parrocchiali sentivamo il bisogno di gridare a tutti come vogliamo che sia la nostra Chiesa, scoprire e vivere la nostra missione, il nostro ruolo all’interno di essa, capire che non è solo cosa fa la Chiesa per me, ma cosa faccio io per la mia Chiesa.
Sono uscite fuori dalle nostre discussioni i vari malcontenti di come ci sentiamo poco inclusi e poco informati in una Chiesa fatta di persone il cui motto è: “si è sempre fatto così”. Ma noi questo “si è sempre fatto così” lo vogliamo cambiare, noi tutti abbiamo desiderio di costruire una nuova CHIESA senza dimenticare il passato. giovani2018
Finalmente arriva il tanto atteso incontro con il Papa. Che emozione, ci è passato proprio accanto, e qualcuno di noi ha detto: mi ha guardato, mi ha salutato, incredibile come può un adulto già avanti con gli anni dare a noi ragazzi del 2018 (dai 14 ai 17 anni) tanta gioia ed emozione. Poi sono arrivate le sue parole diritte al cuore di ognuno di noi, il silenzio che regnava era incredibile, tutti attenti a ciò che ci stava dicendo, ebbene non ha delusole nostre aspettative, ci ha detto di non avere paura, di rischiare di sognare e andare avanti, di cercare nella nostra vita di fede “maestri buoni” e capaci di poterci aiutare, di rischiare tutto sull’amore quello vero, sincero, coraggioso e senza scappatoie. 
Ci ha detto a chiare lettere che non sempre i nostri “perché” hanno una risposta e in questo tempo di “perché” ce ne sono davvero tanti ma, se abbiamo la forza di guardare a Cristo e a Maria, forse non avremo le risposte a tutti i perchè, ma nel nostro cuore la pace e la forza per andare avanti la troveremo. Ci ha detto di essere pellegrini e questo lo abbiamo sperimentato nei giorni che hanno preceduto l’incontro ma soprattutto la notte dopo l’incontro. 
Infatti ci siamo messi in cammino come cercatori, come bisognosi di ritrovarci in tutto ciò che il Papa poche ore prima ci aveva detto, abbiamo girato le chiese aperte di Roma dove abbiamo visto tanti nostri coetanei che si confessavano e pregavano.
Noi non saremo presenti fisicamente al Sinodo di Ottobre, ma così come ci hanno insegnato tutte le persone che hanno permesso quest’esperienza, i nostri Don, i responsabili del Movimento TraNoi e lo stesso Papa, saremo lì a Roma con la nostra preghiera, e saremo presenti nelle nostre realtà parrocchiali con l’impegno che ci siamo presi, quello cioè di volere cambiare la nostra Chiesa con l’aiuto degli adulti, perché Giovanni è corso sì avanti ed è arrivato per prima nel sepolcro ma si è fermato per far entrare prima Pietro e noi questo non lo dimentichiamo ma lo vogliamo vivere, insieme a tutti, nelle nostre parrocchie. 
Rosa•

Questo ed altri articoli sul numero di Ottobre 2018 (presente in archivio)
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