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Ultime notizie

di Armando Caropreso

Viviamo momenti certamente molto difficili: i poveri sono aumentati, la ricchezza si è accentrata sempre più in poche mani, che sfuggono al controllo degli Stati.
Ciononostante, questi tempi non sono paragonabili al dopo guerra, dove vi era veramente la fame, portavamo abiti rattoppati, scarpe rotte; i palazzi erano stati rasi al suolo dai bombardamenti e, quindi, le condizioni abitative erano precarie e insufficienti per la popolazione rimasta in vita. Ma vi era la volontà, la speranza, di costruire un domani migliore: c’era una rinascita culturale, un fervore, cioè un domani, per noi, per i nostri figli, almeno così pensavamo. E giorno per giorno, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo lavorato: purtroppo non tutti per il bene comune, sovente per speculare sui più deboli e bisognosi.
europaSiamo usciti dal dopo guerra da una dittatura che ci trattava da sudditi e pensavamo che con la Repubblica saremmo diventati cittadini con pieni Diritti e di poterci scegliere la nostra vita, il nostro avvenire.
Così non è stato. Ci sono volute lunghe lotte, tanti sacrifici semplicemente per avere una parvenza di cittadinanza e di diritti. Di fronte ci siamo trovati ostacoli creati ad arte per ritardare le nostre conoscenze, che ci avrebbero resi più coscienti della strada da intraprendere.
Le sirene erano molte e il popolo si è lasciato incantare, cosa che avviene tutt’oggi, dividendosi in mille rivoli, in tante fazioni, perdendo così l’unica sua forza, vale a dire l’unità e la solidarietà. Negli ultimi anni, in un parossismo di potenza, ancora una volta, ci siamo fatti prendere dal canto delle sirene e nessuno o pochi, hanno pensato di mettersi i tappi nelle orecchie, così come fece Ulisse per non essere ammaliato da quel dolce canto, e abbiamo distrutto senza distinzione strutture Istituzionali buone e cattive, lasciando i burocrati a gestire, senza un vero ricambio senza indirizzi chiari.
Mentre i buoni e capaci si sono sempre più ritirati nel loro cantuccio, delusi, sovente impauriti di essere coinvolti in questa lotta per bande.
Ora eccoci qui, in mezzo al guado, con i nostri figli che scappano all’estero per avere un loro domani e ci guardano come degli incapaci che non hanno saputo prevedere quello che sarebbe accaduto.
Il liberismo ci ha portati alla globalizzazione che ha sovrastato i singoli Stati, sottomettendoli con la sua potenza economica, mentre noi, in ritardo, non si capisce se per incapacità o scelta, siamo ancora a discutere “Europa si oppure no”, senza comprendere che il mondo si è già diviso in grandi blocchi proprio per difendersi dalla globalizzazione oppure attraverso essa per dominare gli altri. Quindi non è il blocco Europa che deve essere in discussione, ma qual’ è lo spazio che abbiamo al suo interno.
Indubbiamente la situazione attuale di grave sofferenza è anche imputabile alla nostra classe politica che ha delle grandi responsabilità nella cattiva amministrazione delle finanze che ha creato un alto debito. Una delle tante cose che saltano agli occhi è, per esempio, la non coerente attività legislativa che, senza avere una visione di riordino complessivo, promulga leggi non semplificando nè abrogando. Sovente ci ritroviamo così con sentenze dei giudici che si rifanno a leggi ante Repubblica, obsolete, astruse nella loro scrittura, perché esse non sono mai state abrogate dal legislatore. Ancora, mentre viene insegnato che i livelli del giudizio sono due, la prassi e la furbizia (tollerata) degli avvocati li hanno fatti diventare tre, con la Cassazione, poi eventualmente la Corte Costituzionale e poi anche quella Europea, ovviamente per chi ha i soldi. Dopo il parere contrario e mentre si sta scontando la pena, c’è sempre la possibilità della Riabilitazione, che addirittura cancella completamente la condanna e tutte le sue conseguenze.
Se la matematica non mi inganna, i livelli giudiziari così sono sei e la legge non è più uguale per tutti.
Altro aspetto non marginale è che il nostro paese non ha mai avuto grandi risorse energetiche: perciò le nostre industrie hanno costi più alti per la trasformazione delle materie in merci. Premesso che sono contrario all’energia atomica, sia per la sicurezza che per la difficoltà di avere siti sicuri per lo stoccaggio delle scorie, vista anche la morfologia della nostra terra, non si comprende perché, quando la tecnologia ha messo a disposizione le energie solari e le altre fonti energetiche, anziché aiutarla a svilupparsi a livello concorrenziale si è voluta quasi affossare, al punto tale che la Cina ci ha superati con una qualità inferiore.
E pensare che la nostra industria in questo campo, inizialmente, era all’avanguardia e questa era la prima volta che avremmo potuto avere energia a costi inferiori, non inquinante, anche perché il nostro paese ha più giorni di sole di ogni altro paese europeo. Sorge il dubbio che la scelta di non privilegiare le energie solari sia dovuto al fatto che sulla benzina vi sono tante tasse che lo Stato incassa, che altrimenti non saprebbe dove prendere!
Inoltre non è accettabile che il nostro paese diventi dipendente soltanto da un’economia turistica e dei servizi, così come subdolamente sta avvenendo, perché leggi e regolamenti hanno permesso che non avessimo quasi più un’industria, passati in gran parte in mani straniere o delocalizzate. Questi ultimi sono solamente aspetti esemplificativi di come si gestisce la cosiddetta “cosa pubblica” cioè quelle scelte governative che dovrebbero indirizzare un popolo al suo futuro.
Emerge con forza dal quadro delineato l’esigenza di una rapida radicale inversione di rotta, confermando la permanenza nell’euro e in Europa che ci ha garantito pace e stabilità. Abbandoniamo quella politica che alimenta il rancore e l’invidia sociale, nonché la paura del diverso, fortemente incentivata e poi cavalcata a fini elettorali.
Certamente dobbiamo lottare per apportare necessari cambiamenti nella visione europea, senza grotteschi sforzi muscolari che servono unicamente al consenso interno.
In fondo basterebbe “semplicemente” che i politici, soprattutto quelli che si dichiarano cattolici, uniformassero la loro azione alle parole e agli insegnamenti del Papa e ciascuno di noi facesse la sua parte. Ho sempre avuto un sogno, un’Italia più coesa nei suoi interessi, dove il domani si costruisce insieme, dove i talenti vengono premiati e la solidarietà verso tutti quelli che hanno bisogno sia pratica quotidiana. •
Questo ed altri articoli sul numero di Dicembre 2018 (presente in archivio)
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