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Ultime notizie
di don Marco Pozza

Efeso, 431 anni dopo. Duecento uomini a difendere la Donna.
L’annuncio era stato deflagrante: Dio ha preso-casa in mezzo alle nostre. Ha adocchiato l’unico pezzo di terra rimasta vergine: è diventato tutto sua Madre. Una terra che era anche un nome, appartenenza, custodia: Maria di Nazareth.
Troppo bella quella storia per non sporcarla di fango, troppo grande l’appellativo dato a quella (ma)donna per non trafugarne una percentuale. Nestorio fece la parte del diavolo, maneggiando strane voci: “Cristo ha una doppia personalità. Adesso ha aperto un altro profilo: era Dio, adesso è anche uomo”.
Invece no, Satana: quei due sono un’unica persona. Non ossa tra loro unite, bensì una sorta di trasfusione di sangui: impossibile scinderli, sono un tutt’uno. 
Maria_Febb_1La sfida fu diretta al Figlio, ad essere portata in tribunale fu Maria: “È Madre solo di Gesù” attaccò Nestorio. “È madre di Dio, sono un tutt’uno” decretarono oltre duecento vescovi che si erano dati appuntamento ad Efeso, 431 anni dopo i fatti di Betlemme. Difesero Maria: nacque il dogma della Divina Maternità di Maria.
Maria è la Madre di Dio, non solo del Figlio. Punto, a capo: «Se qualcuno – scrivono i padri ad Efeso - non confessa che l’Emmanuele è Dio nel vero senso della parola e che perciò la Santa Vergine è Madre di Dio perchè ha generato secondo la carne il Verbo che è da Dio, sia anatema». È l’ingresso trionfale di Maria nella teologia: se è vera Madre di Dio, allora può tutto. Possono dire tutto di Lei: con canti di preghiera, squarci di pittura, trame di poesia. Consacrazioni, adorazioni, stupori e intimità. Ad un occhio profano pare quasi esagerato, ma è la strana faccenda che è di tutte le madri: osare anche solo parlare di loro, è parlare di una burrasca in piena azione. Maria_Febb_2Nessun’altra femmina, prima e dopo di Lei, fu e sarà mai come Maria. È «Madre di Dio»: in nessuna festa – delle mille più una che il mondo le tributa – ci si scorda di lodarla per questo suo privilegio: «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori». Migliaia di volte al giorno, pur senza saperlo, nell’Ave Maria cantiamo Maria nella sua più eccelsa forma di femminilità: madre, mamma.
A Nazareth fu pista d’atterraggio dell’Eterno.

Tre anni in compagnia in Galilea
Per trent’anni – gli anni passati dal Cristo nel muto eremitaggio di Nazareth – la Madre fu donna di parola: il Verbo parlò e tutto fu fatto, Maria parlò e il Verbo si fece carne. Luca, pittore dalle mille sfumature, affitta un verbo di custodia e e ne fa la casa di Maria per oltre diciott’anni: «Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51). Sarà impossibile per chiunque immaginare cosa significhi passare diciotto anni nel compito d’essere madre e custode del Figlio pur avendolo per padre: sono il segreto scolpito nel cuore di Maria. Trent’anni fu il tempo che Cristo impiegò per diventare uomo appieno. Trent’anni fu anche il tempo che impiegò per far crescere la Madre sua: a Nazareth – tra trucioli di legno, intimità familiari, faccende di casa – il Figlio affidò alla Madre la sua fede. Un giorno, quando tutto sembrerà morto, toccherà a Lei bisbigliarlo alla Chiesa.
Maria_Febb_3Quando Cristo uscirà da Nazareth perchè l’ora è giunta – «Domattina chiudo bottega. Non si raccolgono più ordinazioni» – anche Maria gli andrà dietro: Lui a dettare la strada, Lei a raccattare coloro che lungo la strada arrancheranno. Del destino del suo Giuseppe il Vangelo fa scena muta: pur altissima come figura – dopo Cristo e la Vergine è la più alta -, scompare come fosse uno zingaro. Esce dalla scena com’era entrato: in punta di piedi, senza disturbo, sotto-voce. Resta traccia in quella rude confidenza di Simeone: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima»(Lc 2,35). Una spada per Maria, nessuna spada a Giuseppe: si defilerà prima. Un umile contraccambio alla sua umile presenza: per disegni celesti, gli verrà risparmiata la vista e la partecipazione alla matta-mattanza del suo Cristo.
Con Giuseppe calano le serrande sugli anni felici di Maria: forse per qualche tempo – complemento di tempo determinato – il Figlio le darà la gioia di portare avanti il mestiere del padre: frammenti di tempo passati più per lavorare l’animo della Madre che per dare forma al ferro. Una mattina, poi, la Vedova diventò pure senza-Figlio: l’unico Figlio la lascerà. Nessuna parola spesa per Maria, nessuna parola detta da Lei sulla soglia di casa. Già poco parlano le madri: loro destino, da un certo punto in poi, è vivere balenando nei silenzi dei figli. Ancora meno parlò Maria, santa patrona delle madri: delle antenate, delle nasciture. In primavera fece un passo avanti: «Eccomi! » (Lc 1,38). Essere-madre è metterci la faccia. D’estate – i tre anni del Figlio ramingo e predicatore – ne fece due indietro: essere madre è accettare di dipendere dalla sorte del Figlio.
Cristo ormai è maggiorenne, pronto a partire: Maria lo sente nella sua carne. Per trent’anni ha condiviso con Lui quella carne: d’ora in poi, assieme alla carne sposerà anche le idee: anche stavolta gli andrà dietro. È madre: dunque pronta a sostenere quella carne bambina dentro le risse del mondo.

Nei quartieri, tra le piazze
Da lontano, oppure appresso: mai alle calcagna a rubare il fiato al Figlio. Nei tre anni di vita-pubblica del Cristo, Maria s’adombra sin quasi ad eclissarsi: “Se n’è andata” avrà pensato il Satana-imbecille.
La gente, invece, vedendo come il Figlio ragionava, andava pensando a Lei: “Guardalo: è tutto sua madre!” Hanno le loro buone ragioni: se Dio, domattina, mostrerà d’andare matto per i gigli del campo, è perchè qualcuna gliel’avrà pure trasmesso tutto quel trasporto.
Come pure l’arte del rammendo, la giusta postazione della lanterna, l’angolazione migliore per gustarsi il tramonto. La Madre nel Figlio: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte» (Lc 11,27). Non le resta che prendere il posto per il quale era nata: stare con Dio, per accorgersi dell’uomo e andare in suo soccorso.
Maria_Febb_4A Cana, piena azione: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Nulla scappa a Maria, attenta che a nessun cuore venga a mancare la festa, tutta intenta alle faccende dei figli, ad agganciarli al Figlio: «Qualunque cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). È il suo testamento, non parlerà più d’ora in poi. L’ultima parola è materia di affidamento: «Fidatevi!» Chiamare Maria è ricevere in risposta Cristo: «Nulla ho da chiederti: mi basta che rimanga per me la tua visione» (D. Barsotti).
In Galilea Cristo mise in piedi una cooperativa dal basso: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». Detto, fatto: «Lo seguirono » (Mc 1,17-18). Nella ciurma c’era Maria: sorpresa dall’entusiasmo folle di quegli uomini di mare, fiera nel vedere il Figlio in quel nuovo mondo da non perdere l’occasione di farsi pure lei discepola sua, pur essendo Madre. Anche degli amici del Figlio, che erano la sua nuova famiglia: da madre, li squadrava, ne fiutava il temperamento, tesseva parole-su-misura per ciascuno.
Ad ognuno, all’occasione, avrà narrato qualcosa dell’infanzia del Figlio: perchè interrogata, perchè innamorata, invocata. Tutta presa dalla faccenda che più di ogni altra le premeva: fare in modo che tutti gli uomini s’innamorassero del suo Gesù. Che più uomini possibili s’aggrappassero alle sue promesse: «Qualunque cosa vi dica, voi fatela: non rimarrete delusi».
Maria_Febb_5Nella stanza di nozze di Cana, con l’acqua mutata in vino di delizia, s’accese la certezza che ancor oggi splende: pare più facile separare la luce dal sole che Maria da Gesù. La vita degli uomini è piena d’immense mancanze, la vita pare un’immensa mancanza. Nel tempo della mancanza, non resta che scegliere tra le solite due possibilità: incolpare Dio, come Lucifero. Oppure l’altra: chiedere a Dio la pietà, come Maria: «Non hanno vino». Trent’anni impiegò, alla scuola del Cristo-Bambino, ad apprendere i misteri di Dio, i suoi segreti percorsi: li visse in se stessa, per capirli meglio negli altri. Per tre anni, poi, s’allenò a farsi madre di tutti: degli impauriti, dei fuggiaschi, dei marinai, degli esploratori, delle madri senza figli, dei figli senza madri. Dei bestemmiatori, adoratori. Raccontare di Lei sarà pensare a Lui: “Ciao Maria, saluta Gesù da parte mia”.
Uscita dalla stanza di Cana, tornerà forse alla solitaria casetta di Nazareth. Con divagazioni furtive a far compagnia al Figlio nelle strade di Palestina. Tornerà alla fine: sarà l’altra sua ora, quella della cura, dell’«Ecco il tuo Figlio» (Gv 19,26).
Nel frattempo, è il tempo delle lacrime, della meditazione, del bordo-strada a ripassare la strada.

Il titolo – La Mediatrice
“Mediazione” è termine che appartiene alla giurisdizione. Una mediazione la si offre, la si accetta,la si esercita. Il verbo è mediare, il sostantivo è mediatore: l’obiettivo è la consacrazione di un accordo.
È anche termine teologico, grazie “Nozze di Cana”. Miniatura del Codex Egberti, Scriptorium dell’Abbazia di Reichenau. 
Treviri, Biblioteca Nazionale al genio di Paolo: «Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1Tm 2,5-6). 
Maria_Febb_6Chiarezza, nessuna sbavatura: il massimo di ciò che Dio aveva in cuore di dire-dare all’umano, l’ha detto-dato in Gesù di Nazareth. Solo Cristo, per chi vorrà salva la sua vita, è via obbligata per la salvezza: «Nessuno viene al padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).
È la via-direttissima per il Padre: non tanto «Rivolgetemi a me, poi riferirò» bensì «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9). È la novità di Betlemme: Dio si lascia trovare, toccare, masticare. Maledire.
Nessun obbligo, però: l’uomo è libero di dannarsi. Per salvarsi, dunque, non basterà solo dire: ora pro nobis. Sarà necessario prendere posizione, lasciarsi trafiggere da questa vicinanza: è il cum nobis, l’apice della libertà, quell’inatteso «resta con noi, Signore!» (Lc 24,29) intonato ad Emmaus, terra del Dio Risorto. Cristo è l’assoluto, Maria è subito dopo: «L’unica mediazione del Redentore non esclude ma suscita nelle creature una varia collaborazione partecipata da una unica fonte» (Lumen gentium).
Che è come dire: Maria, cronologicamente, vien prima del Figlio.
Teologicamente gli viene subito dopo: solo così il popolo che la prega ne potrà strappare la sua intima bellezza. Luigi Grignon de Monfort, una figura di santo maturatosi all’ombra di Maria, usa parole dolcissime:
«Se tu dici Maria, ella ripete Dio perchè Maria è la meravigliosa eco di Dio». Il ritornoa-Lui: è questo il cuore del cuore di Maria. Contemplarla lì, appena dietro il Figlio, non solo non nuoce alla bellezza del Cristo, ma ne garantisce la purezza. Nessuna sorta di conflitto tra i due: togliere a Maria non è aggiungere qualcosa al Cristo, esaltare Maria non è svalutare Cristo. Che ognuno stia al suo posto: è Vangelo.
Perchè al-suo-posto, Maria ha un posto tutto speciale: è entrata in modo del tutto personale «nell’unica  mediazione fra Dio e gli uomini,che è la mediazione dell’uomo Cristo Gesù» (Redemptoris mater). Un posto speciale, da madre: è mediazione-materna. Una manovra d’intercessione, una sorta di cooperazione affinchè si realizzi il sogno folle del Figlio suo: che l’umanità rinasca prendendo la sua forma. «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio». •


Questo ed altri articoli sul numero di Febbraio 2019 (presente in archivio)
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