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Nello Spirito di Don Orione - Senza voltarsi indietro

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CruxPer conquistare a Dio e afferrare gli altri occorre, prima, vivere una vita intensa di Dio in noi stessi, avere dentro di noi una fede dominante, un ideale grande che sia fiamma che ci arda e risplenda - rinunciare a noi stessi per gli altri - ardere la nostra vita in un’idea e in un amore sacro più forte.
Nessuno che obbedisca a due padroni - ai sensi e allo spirito - potrà mai trovare il segreto di conquistare le anime.
Il tempo che è passato, più non l’abbiamo: il tempo che è a venire non siamo sicuri di averlo: sol dunque questo punto del tempo presente abbiamo, e più no.
Intorno a noi non mancheranno gli scandali e i falsi pudori degli scribi e dei farisei né le insinuazioni malevole né le calunnie e persecuzioni; ma, o figli miei, non dobbiamo avere il tempo di «volgere il capo a mirar l’aratro», tanto la nostra missione di carità ci spinge, e ci incalza, tanto l’amore del prossimo ci arde, tanto il divino Cocente foco di Cristo ci consuma.
Noi siamo gli inebriati della carità e i pazzi della Croce di Cristo Crocifisso soprattutto, con una vita umile, santa, piena di bene, ammaestrare i piccoli e i poveri, a seguire la via di Dio.


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Politica - I guai dell’Italia in Europa

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di Armando Caropreso

europa603Dopo mesi di sterili quanto dannose sfide contro l’Europa per la Legge di Bilancio concluse con una resa totale, fatta passare però per una vittoria dell’orgoglio nazionale dal nostro Governo, è il caso di dare uno sguardo più sereno e realistico alle vicende interne.
L’Europa da tempo è divenuta il capro espiatorio di tutti i mali e certamente ha le sue responsabilità dovute all’eccessiva e miope rigidità dei parametri economici/ austerità, ma soprattutto all’incapacità di esprimere e imporre agli stati membri politiche unitarie e lungimiranti su temi fondamentali, quali immigrazione e politica estera, affrontati in ordine sparso e opportunistico dai singoli Stati.
Un esempio per tutti, la lotta più o meno sotterranea tra noi e la Francia sulla questione libica. Le necessarie riforme dovrebbero essere l’obiettivo dei politici e non la distruzione dell’Europa, perseguita in modo più o meno subdolo, che tanti benefici ha comportato.
I guai dell’Italia in Europa sono atavici e ce li portiamo dietro da sempre. Fior fiore di studiosi ne hanno descritto le origini, ma nessuno o pochi di quelli che ci hanno governato ha veramente avviato una soluzione degna di nota; sovente hanno tappato buchi ma non hanno mai intaccato i privilegi, perché questi avrebbero finito per toccare la loro base elettorale e il loro potere reale.
europa603_1Noi arriviamo tardi ad essere uno Stato Unitario, tra l’altro con una lotta intestina senza esclusione di colpi e tradimenti, persino con annessioni e manipolazione di voto, con appropriazioni di ricchezze, sia di tipo finanziario che intellettuale-industriale, seguito poi da una grande farsa dello sviluppo del Sud.
In questo contesto, la conoscenza della storia e la geografia economica avrebbero dovuto giocare un ruolo d’indirizzo verso uno sviluppo che tenesse conto delle esigenze delle varie realtà popolari, unitamente alla vocazione messa a disposizione dalla natura alla nostra terra, stretta, lunga, montagnosa e nello stesso tempo debole e vulcanica, ma con una costa bellissima. Si è invece scelto di non unire culturalmente ed economicamente il popolo di questa nazione, ma di permettere di mantenere divisioni tra Nord/ Sud/ Centro, tra le due grandi isole Sicilia e Sardegna e, dulcis in fundo, tra alcune realtà persino linguistiche.
Tali scelte hanno massimizzato la divisione e l’egoismo di fondo già in pectore. Non è stata favorita una vera solidarietà di popolo, un orgoglio, una unità e una difesa verso l’esterno, senza renderci conto che questa frammentazione ci rendeva tutti più deboli.
Le svalutazioni monetarie servivano a salvare temporaneamente la finanza e quella presunta rete industriale, fatta di poche grandi industrie e di tante piccole e deboli; poi anche queste manovre sono risultate inefficaci e allora abbiamo lasciato mano libera di governare ai capitalisti e populisti, facendo accordi e leggi che sovrastano gli interessi e la vita del popolo, perché è stata data libertà ai capitali di muoversi ovunque loro convenisse e ci fosse un utile, indipendentemente da dove questi utili e capitali avessero trovato origine e sviluppo.
Oggi ci troviamo di fronte al grosso problema dell’Autonomia delle Regioni, senza contare quella dei piccoli Comuni che scelgono a quale regione limitrofa appartenere, secondo convenienza. E che dire della frammentazione Sanitaria e di quella Scolastica: medicinali e servizi sanitari e ospedalieri sono resi o negati ai cittadini, a seconda di dove abitano. Ma non è tutto, i nostri nuovi governanti proseguono sulla strada dell’autonomia anziché invertire la rotta e presentano nuovi progetti che prevedono di lasciare in loco tra l’80 e il 90% della tassazione fiscale. Se questo progetto venisse accolto, avremmo una Italia sempre più divisa e debole, con un Sud sempre più povero e arretrato e un Nord, forse, più ricco. Forse, perché Capitali esteri stanno facendo acquisti dei nostri gioielli industriali, dei marchi e dopo averli ben sfruttati li abbandonano, inservibili, con tante famiglie senza lavoro, figli senza prospettive al punto tale che solo l’emigrazione è l’unica strada percorribile. L’alternativa: la fame, il sotto salario per lo più in nero.
europa603_2Venti anni fa un dipendente con anzianità e livello professionale medi, con il suo stipendio riusciva a far vivere discretamente una famiglia con due figli, mentre oggi non può neppure pagare un fitto di casa idonea a quattro persone. In queste condizioni serve a poco fare professione di solidarietà verso chi ha più bisogno, perché il populismo dei nostri governanti porta la gente a rinchiudersi nella propria sopravvivenza, visto anche la scarsa copertura del livello pensionistico, e stimola rancore, divisioni ed esclusioni di tutti i tipi.
Anziché parole servono fatti che diano la prospettiva di una riduzione del debito pubblico, che non debba poi pesare sui figli e sui futuri pensionati; un rilancio industriale che abbia certezza di essere concorrenziale sul mercato.
E questo non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché vitale per il nostro Paese, gravato da un enorme debito pubblico, che genera interessi altissimi da pagare a chi ci presta i soldi.
L’altro aspetto, importante sebbene tecnico, è quello di aver inserito il pareggio di Bilancio in Costituzione, così che non abbiamo più nessuna elasticità.
Invece fior fiore di economisti hanno insegnato che nei momenti peggiori serve che lo Stato intervenga a sostegno dell’economia per rilanciare la ripresa.
Non è una contraddizione con le tesi fin qui esposte perché il rilancio della economia tramite gli interventi Statali, dovrebbe consentire poi la ripresa economica con conseguente taglio del debito pubblico. Ma in Italia questo non pare mai essere avvenuto, diversamente dagli USA.
L’auspicio è che le regole siano regole per tutti e che l’avvicendarsi dei Governi non tocchi i principi basilari del “buon governo dello Stato”; l’altalena dei comportamenti genera insicurezza e quindi inaffidabilità, mentre il mercato vuole continuità e sicurezza dei propri investimenti.
Dunque, bisogna avere più Europa riformata opportunamente e non il contrario, tenuto anche conto delle sfide globali, delle interconnessioni commerciali e dei grandi blocchi esistenti che finirebbero per schiacciare i nostri statarelli se piccoli, divisi e contrapposti. Finiamola di essere la Cenerentola dell’Europa perché nessuno ci incoronerà principessa senza la scarpetta di vetro. •



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Riflessione - Dio è presente nella bellezza dell’universo

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Simone_Weil2Questa frase di Simone Weil, poetessa, filosofa, scrittrice francese, ebrea del primo Novecento esprime la lente con la quale riflettere anche sul mistero dell’Incarnazione, contemplando il creato.
Simone Weil la vede nella bellezza, francescana, del creato e la sua spinta ad elevarsi verso la pienezza eterna, nel segno impercettibile della docilità.
Simone_WeilIl Cristo ci ha proposto come modello la docilità della materia, consigliandoci di contemplare i gigli dei campi che non lavorano né filano… Se essi ci paiono infinitamente più belli che delle ricche stoffe, ciò non accade perché siano più ricchi bensì più docili. Il tessuto a sua volta è docile, ma docile all’uomo non a Dio”.
Il creato si perpetua nella docilità, in una bellezza che è la trasparenza dell’ordine della Creazione: “La bellezza del mondo - annota sempre Simone Weil - è il sorriso di tenerezza del Cristo per noi attraverso la materia. Egli è realmente presente nella bellezza dell’universo”.
Questo creato è esente dall’imperfezione dell’opera perché non ha processo, né finalità, né esecuzione, ma solo silente docilità a una perpetua fedeltà, creata e compiuta: “proprio perché l’assenza di finalità, l’assenza d’intenzione sono l’essenza della bellezza del mondo, il Cristo ci ha prescritto di contemplare come la pioggia e la luce del sole discendano senza distinzione tanto sui giusti che sugli iniqui”.
Risentiamo in questi pensieri il solco creaturale che si manifesta, sempre nel Novecento, anche nella poesia di Rainer Maria Rilke: “E io cresco nel suo silenzio, e vorrei fiorire da tanti rami, ma per cullarmi con gli altri nel cerchio dell’unica armonia”.
Così nel creato ancora una volta si manifesta “Dio supremo poeta”.
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(A. S.)
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La Voce del Padre - Chi siamo NOI?

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Insieme. Questo nostro camminare insieme ci invita a chiederci: chi siamo noi? Perché questo camminare insieme e non da soli?
Le risposte possono essere tante, anzi tantissime, ma senza perderci nel vago, anche se rientra nella mentalità del nostro tempo, andiamo al concreto; la più importante risposta credo sia questa: siamo delle persone — uomini, donne — anziani, bambini, giovani, con la nostra personalità irripetibile.
Non veniamo dall’ammasso, tanto meno andiamo all’ammasso, lasciamo questo linguaggio ai regimi totalitari, noi preferiamo rimanere con la nostra irripetibile personalità, perché creati da Dio a sua immagine e somiglianza, redenti da Gesù Cristo, unico mediatore fra Dio e l’uomo.
SigilloSi tratta di scoprire che questo nostro essere è un dono del Padre celeste Iddio. Nella nostra individualità abbiamo in comune: la figliolanza divina, l’immortalità, l’intelligenza, la ragione, la volontà. 
Per questo, qualunque sia la nostra condizione sociale, di salute, di età, splende in noi, anche se non visibile, la luce divina: bontà, amore-carità, socialità, purché questa luce divina non rimanga offuscata da una vita disordinata, egoistica e superba. Ascoltiamo la parola di Dio: « Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntar il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio». (Isaia, 50- 8/11).
Quando all’uomo viene negata la libertà, qualunque sia la sua condizione, è un oppresso. Non pensiamo soltanto ai regimi totalitari; entriamo in casa nostra, dentro la nostra coscienza e controlliamo; andiamo nelle famiglie, sui posti di lavoro, negli uffici, nelle fabbriche, nei vari cantieri: quanti di noi sono veramente liberi e quanti di noi lasciano brillare questa meravigliosa luce che il Padre ha messo dentro di noi?
Pensiamo, cari amici, a tanti esseri umani che hanno diritto ad essere curati e non lo sono, a quelli concepiti nel seno materno che hanno diritto alla vita e sono barbaramente uccisi; dico barbaramente, perchè è l’egoismo prepotente del più forte che elimina il debole per paura che gli tolga le comodità, che non possa più fare spreco degli averi e della vita. E questo avviene con il benestare anche delle leggi italiane e con l’approvazione di tantissimi che si dicono cattolici e violano i diritti essenziali di Dio e dell’uomo. Se è vero, come si dice, che in Italia la stragrande maggioranza (90 %) è cattolica, come è stata approvata la legge sull’aborto?
Ora si fanno paladini in difesa della vita nel mondo. E l’Italia è già fuori del mondo? Solo Dio, creatore e Signore, può liberare e salvare i suoi figli. Non diremo qui che cosa ha fatto Dio per l’uomo, questa sua preferita creatura, perché manca lo spazio: ne parleremo nel prossimo numero.
Per ora pensiamo al grande dono della nostra esistenza e troveremo tanti interrogativi sul come noi la viviamo e quale uso ne facciamo. •
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